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I nuovi edifici pronti alla sfida del climate change. In europa, la francia fa da apripista

Published dic-19-2022

Il settore edilizio deve affrontare nuove sfide ma una su tutte ha la priorità: la decarbonizzazione delle costruzioni e l’abbattimento della cosiddetta “impronta ambientale”. Negli ultimi anni, come si sa, anche a causa della frequenza di eventi climatici estremi, è cresciuta la consapevolezza di quanto sia imponente il livello delle emissioni di anidride carbonica e di quanto sia ormai urgente adottare misure drastiche per ridurle, con l’obiettivo di arrivare ad una società “carbon neutral”, limitando l’aumento globale della temperatura sotto 1,5 °C. È ormai dimostrato come il settore delle costruzioni sia responsabile di circa il 40% delle emissioni globali di CO2. A tutto questo si aggiunge la drammatica crisi energetica che stiamo attraversando e che ha messo in evidenza l’importanza di politiche e azioni mirate a migliorare l’efficienza energetica degli edifici e, in generale, delle aree urbane.

img_La decarbonizzazione degli edifici

Quando si parla di decarbonizzazione degli edifici, si parla ancora poco di “carbonio incorporato” ovvero l’insieme delle emissioni derivanti dall’origine dei materiali da costruzione, dal loro trasporto e dalle fasi di gestione del cantiere. Giocoforza, per raggiungere gli obiettivi climatici è fondamentale considerare il settore delle costruzioni in tutto il ciclo di vita di un edificio.

In Europa, il Paese che ha guardato con lungimiranza a questi aspetti e che ha orientato le politiche abitative verso una totale decarbonizzazione, è la Francia, che può essere definita un paese modello. Il nuovo impianto normativo francese sul settore dell’edilizia, noto come RE2020, stabilisce con maggiore rigore i requisiti di efficienza energetica per l'industria edilizia, puntando a una riduzione del 50% delle emissioni di carbonio incarnato degli edifici entro il 2030 e alla completa decarbonizzazione entro il 2050. La norma si spinge anche oltre, poiché stabilisce e mette a regime un nuovo metodo di calcolo dell'impatto ambientale di un edificio, basato sulla quantità di emissioni create durante l'intero ciclo di vita, compresa la fase di costruzione e persino la produzione e il trasporto dei materiali da costruzione. È la cosiddetta “mappa del carbonio incarnato”.

img_I nuovi edifici pronti alla sfida del climate change

"La Francia sta guidando la trasformazione verso un'edilizia a zero emissioni di carbonio, dimostrando che il futuro pienamente sostenibile è possibile", afferma Hanna Uusitalo, direttore ambientale di KONE. "Si parte dalla progettazione di edifici sostenibili – spiega Uusitalo – mettendo al centro i dati relativi a efficienza, circolarità, adattabilità, modularità e resilienza. Se nel passato la nostra azienda, nella progettazione e produzione degli impianti, si è concentrata sui dati di utilizzo, sull’efficienza energetica e sul risparmio, adesso facciamo un passo in più perché vogliamo considerare il valore e l’impatto dell’intero ciclo di vita di un edificio”.

img_EAP-KONE-MonoSpace_datalines

La nuova normativa francese, in tal senso, ha acquisito un partner altamente affidabile che da anni orienta le proprie politiche aziendali sulla sostenibilità e l’efficientamento energetico. KONE sta già aiutando i clienti a soddisfare i requisiti relativi ai dati sulle emissioni di carbonio attraverso EnerCal, un calcolatore digitale che consente di visualizzare gli impatti ambientali degli impianti elevatori nella forma corretta e secondo gli standard normativi.

In Francia, KONE è stata tra le prime aziende a fornire ascensori conformi alla nuova normativa. Gli ascensori intelligenti KONE MonoSpace 500 DX e MonoSpace 300 DX sono a basso consumo energetico e, conseguentemente, ad emissioni di anidride carbonica ridotte. A dimostrazione di ciò, KONE fornisce ai clienti le Dichiarazioni Ambientali dei prodotti (EDP) che indicano le emissioni di CO2 e il consumo energetico di ciascun prodotto.

E in Italia, a che punto siamo con le nuove normative di politica edilizia? Purtroppo, nel nostro Paese manca una normativa sul carbonio incorporato per tutti gli edifici e la richiesta di materiali da costruzione ha pesanti impatti ambientali e paesaggistici. Non mancano “buoni esempi” che potrebbero fare da apripista, come si legge nel recente Report di Legambiente e Kyoto Club.

La Provincia Autonoma di Trento già nel 2010 aveva reso obbligatori gli acquisti verdi includendo anche gli aggregati riciclati, per almeno il 30% del totale utilizzato. Ma più significativa è la pubblicazione nel 2021 da parte della regione Lazio delle “Linee Guida per l’efficientamento energetico di edifici residenziali” in cui viene sottolineata l’importanza di considerare l’energia ed il carbonio incorporati dei materiali. In riferimento al processo edilizio le Linee Guida suddividono l’energia incorporata in due parti: “energia incorporata iniziale, ovvero quella consumata dalla fase di estrazione della materia prima fino a quella della completa realizzazione del prodotto/materiale ed energia incorporata ricorrente, ossia la quantità utilizzata durante le fasi di riparazione, manutenzione ed eventuale sostituzione di quel componente/materiale durante l’intero ciclo di vita dell’edifico”.

Le Linee guida, inoltre, mettono l’accento sugli ostacoli che impediscono ancora il nuovo approccio normativo: la mancanza di dati disaggregati, la difficoltà di prefigurare e analizzare le diverse fasi di progettazione e costruzione, la mancanza di modelli e di statistiche di affidabilità delle diverse soluzioni costruttive.

Dunque, guardando alla Francia come modello, in futuro questo approccio all’intero ciclo di vita di un edificio e alle sue componenti dovrà diventare la norma per l’industria edilizia, segnando, come ribadisce Hanna Uusitalo "un passo importante nel tentativo di affrontare l'emergenza climatica, indirizzando le nostre vite, e il modo in cui viviamo nelle città, verso un percorso più sostenibile".

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